Il Parlamento europeo ha assegnato il premio Sacharov 2026 per la libertà di pensiero alla Corte penale internazionale (CPI) e ai suoi funzionari. Ad annunciarlo è stata la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, durante la sessione plenaria. La consegna del premio avrà luogo a Strasburgo durante la sessione plenaria di dicembre.

“L’Unione europea si fonda sul rispetto del multilateralismo e delle istituzioni internazionali”, ha affermato Metsola, ricordando che con l’assegnazione del premio Sacharov alla Corte penale internazionale e ai suoi funzionari, “il Parlamento europeo riconosce l’importante lavoro svolto dalla Corte a sostegno del diritto e della giustizia internazionali”. La presidente del Parlamento UE ha ricordato anche gli altri due finalisti al prestigioso premio, istituito nel 1988: l’avvocato e leader dell’opposizione tanzanese Tundu Lissu (proposto dal PPE e da ECR) e Taraneh e Romina Rahimi, due sorelle iraniane perseguitate dal regime di Teheran (proposte dal gruppo Patrioti per l’Europa), osservando che “sono tutte parti della nostra famiglia Sakharov”.

La candidatura della Corte penale internazionale al premio Sacharov era stata proposta dal gruppo dell’Alleanza progressista dei socialisti e dei democratici (S&D) per l’impegno dei suoi funzionari “nella difesa della giustizia internazionale e dei diritti umani”. Il premio è stato assegnato poche settimane dopo il Nobel per la pace all’ex giudice della CPI Navanethem “Navi” Pillay e nel pieno dello scontro tra il tribunale internazionale e l’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump. Lo scorso 9 ottobre, poche ore dopo l’annuncio del premio Nobel a Pillay, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro la CPI, confermando l’ostilità nei confronti della Corte (di cui gli Stati Uniti non fanno parte), istituita nel 2002 per perseguire crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio.

Un attore cruciale per porre fine all’impunità a livello internazionale

Nelle sue motivazioni, il Parlamento europeo ha sottolineato che la CPI è un “attore cruciale nella lotta globale per porre fine all’impunità e, attraverso la giustizia penale internazionale, mira a perseguire i responsabili dei loro crimini e a contribuire a impedire che tali crimini si ripetano”.

Come ricordato dall’Eurocamera, in quanto tribunale di ultima istanza, la CPI cerca di integrare i tribunali nazionali. “Il premio – prosegue la nota del Parlamento UE – mette in luce il lavoro della CPI, comprese le indagini, i procedimenti giudiziari, i processi e l’emissione o l’autorizzazione di mandati di arresto”.

L’UE deve proteggere i meccanismi globali per la giustizia e la responsabilità internazionali

In una nota, il Parlamento sottolinea che nelle relazioni annuali del 2025 sull’attuazione della politica estera e di sicurezza comune e sui diritti umani e la democrazia nel mondo, i deputati hanno espresso la loro profonda preoccupazione per le crescenti minacce e le varie ondate di sanzioni imposte dal 2025, in particolare dagli Stati Uniti, alla CPI e ai suoi procuratori, giudici, membri del personale e partner, considerandole gravi attacchi al sistema di giustizia internazionale. della politica estera e di sicurezza comunediritti umani e la democrazia nel mondo

I deputati hanno ripetutamente chiesto alla Commissione europea di attivare il cosiddetto “statuto di blocco” dell’UE per proteggere i funzionari che lavorano presso la CPI dagli attacchi extraterritoriali e per consentirle di continuare le sue attività in completa indipendenza. Lo statuto di blocco tutela gli operatori europei, indipendentemente dalle loro dimensioni o dal settore di attività, annullando all’interno dell’UE l’effetto di qualsiasi decisione giudiziaria straniera basata su leggi straniere, consentendo loro anche di chiedere un risarcimento in tribunale per i danni causati dall’applicazione extraterritoriale di leggi straniere.

Come sottolineato ancora nella nota del Parlamento UE, “nei rapporti sopracitati, i deputati europei accolgono con favore anche il proseguimento del sostegno finanziario dell’UE alla CPI in un momento particolarmente difficile per la giustizia internazionale”.

L’Eurocamera ricorda inoltre che “poiché tutti gli Stati membri dell’UE sono parti dello Statuto di Roma e quindi obbligati ad attuare le decisioni della CPI, i deputati europei hanno anche sottolineato che il crescente disprezzo per il diritto internazionale e la politicizzazione dei dibattiti riguardanti le istituzioni di giustizia internazionale costituiscono, a loro avviso, una minaccia esistenziale per l’ordine internazionale basato sulle regole”.

La presidente della CPI e diversi giudici hanno visitato le commissioni del Parlamento europeo nel 2025 e nel 2026 per spiegare ai deputati europei le conseguenze delle sanzioni statunitensi sui loro doveri professionali e sulla loro vita personale.

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